Glossario del kendo #1 – Ovvero: prime parole da imparare quando si comincia a praticare il kendo

È così un po’ in tutte le discipline, in tutti gli sport. Inizi a praticare e subito ti accorgi che i tuoi compagni usano un linguaggio che non conosci. Nel kendo, la sensazione di essere finito in una setta con riti sconosciuti e formule magiche incomprensibili è peggiorata dal costante uso del giapponese. Non si tratta di un capriccio. Naturalmente l’uso del giapponese dipende dal fatto che si tratta di un’arte marziale tradizionale del Sol Levante. I colpi, le tecniche, ma anche le parti dell’armatura e i comportamenti stessi del kendoka sono stati tutti codificati prima di tutto in giapponese. Ma c’è dell’altro… e potrebbe dare una motivazione in più a imparare rapidamente questa valanga di parole (e vi assicuro: sono davvero tante, e più a lungo si pratica, più aumentano!): usare correttamente i termini giapponesi vuol dire capirsi facilmente con praticanti di tutto il mondo.

 

Vuol dire entrare in una comunità internazionale, incontrarsi con gente che viene dai paesi più diversi per partecipare a un seminario, e intendersi al volo. E avere la possibilità di uno scambio corretto, soddisfacente, che arricchisce e fa crescere dal punto di vista tecnico e umano.

Ovviamente inserire tutte le parole giapponesi utilizzate nel kendo in un unico post è impossibile (e scoraggerebbe chiunque!) – ecco quindi, in ordine alfabetico, una prima selezione.

Ashi-sabaki

Movimento dei piedi: è la prima cosa che vi verrà insegnata quando metterete piede (è il caso di dirlo) in un dojo. Il movimento dei piedi base del Kendo è Okuri-ashi: piede destro avanti, piede sinistro indietro con il tallone leggermente sollevato da terra, il sinistro spinge e il destro scivola in avanti. Vesciche assicurate!

Bogu

L’armatura, ovvero l’insieme delle “protezioni” che si indossano nel kendo. È composta da un elmo (Men), due guanti imbottiti (Kote), una corazza rigida per il torace (Do) e una protezione semirigida per i fianchi (Tare). Men, kote do (insieme allo tsuki, o colpo alla gola) sono anche i colpi base del kendo. Difficilmente chi inizia a praticare kendo indosserà subito l’armatura: i primi mesi infatti sono dedicati a imparare i movimenti e le tecniche di base, e per far questo l’armatura non è indispensabile. Indossare il bogu diventa spesso un vero e proprio traguardo e un momento di festa per tutto il dojo.

Bokken

Spada di legno massiccio, simile a una spada vera (katana), che si usa nei kendo-no-kata.

Dojo

Il luogo in cui si svolge la pratica del kendo, ma anche la comunità di persone che praticano insieme. Nei dojo, come in tutte le comunità, ci sono delle regole basilari e universali di “etichetta” (rei-gi) che tutti devono imparare e rispettare per garantire il rispetto reciproco, la concentrazione e la buona riuscita dell’allenamento. Il rei-gi è il corretto comportamento senza il quale il Kendo diventa solo una rissa da bar.

Hajime (via!) e Yame (stop!)

I comandi base usati durante un allenamento o una gara. L’Hajime dà il via a un esercizio o a un combattimento, mentre quando si sente “Yame” bisogna fermarsi.

Ichi, Ni, San, Shi, Go, Roku, Shichi, Hachi, Kyu, Ju

I numeri da 1 a 10. Mettetevi l’animo in pace, dovete impararli, e in fretta. Perché durante la pratica si conta in continuazione – non solo per tenere il tempo, ma soprattutto per allenare il kiai e rafforzare lo spirito di gruppo. Contare insieme, anche se può sembrare strano, aiuta la concentrazione, fa crescere l’energia del gruppo e vi fa sentire parte del dojo.

Kendogi (Gi) e Hakama

Formano l’abbigliamento di base del kendoka, di solito blu indaco o bianco. Il Gi è una casacca che si chiude con un fiocco sulla parte destra del torace. L’Hakama è un pantalone molto ampio, lungo fino alle caviglie. Le pieghe sul davanti dell’hakama hanno un significato preciso che rimanda al codice etico dei samurai e devono quindi essere mantenute diritte e definite con una corretta piegatura e un buon ferro da stiro.

Kendo-no-kata (per gli amici, kata)

Duelli simulati con sequenze di movimenti prestabiliti. Servono a padroneggiare le tecniche di base del kendo.   

Kendoka

Praticante di kendo. Al contrario di quello che succede in altre arti marziali, nel kendo i praticanti non indossano cinture di diverso colore, ma, semplificando, ci sono vari livelli di “cintura nera”, chiamati Yudansha (con un grado – dan – più o meno elevato) e i Kyusha, principianti con più o meno esperienza.

Kiai

L’urlo che serve a esprimere la propria energia e la propria forza mentale e a imporsi sull’avversario durante il combattimento.

Ki-ken-tai-itchi (o ki-ken-tai, per brevità)

Di questo ne sentirete parlare fino alla nausea. Significa “spirito, spada e corpo sono una cosa sola”: nel kendo, in un colpo corretto, il movimento del corpo e della spada devono essere sincronizzati e accompagnati dall’energia che si sprigiona con la voce (il Kiai).

Kihon

Nel kendo, sta per “pratica di base”, “fondamentale”. In Giappone è l’allenamento normale, quotidiano, ad ogni età e ad ogni livello.

Sensei e Sempai

In un’arte marziale il rispetto delle gerarchie, purtroppo o per fortuna, è importantissimo e gli ultimi arrivati nel dojo devono sempre eseguire senza discutere quello che dice il maestro (Sensei) e accettare con umiltà i consigli dei praticanti più esperti (Sempai). Tanto prima o poi, se continuerete nella pratica, verrà il giorno in cui i Sempai sarete voi…

Shinai

“Sostituto” della spada usato nel kendo. E’ composto da 4 stecche di bambù tenute insieme da due “cappucci” di cuoio e un tirante (Tsuru). Poiché nel kendo i colpi sono reali e portati con una certa energia, non è ovviamente possibile usare una spada vera, anche se non affilata: lo shinai invece rimane flessibile e i colpi non fanno (troppi) danni.

Suburi

Esercizi di riscaldamento con lo shinai.

Con questo è tutto (per ora), alla prossima!

Federica Di Pietrantonio

 

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